
Mediateca
La memoria di Giacomo Matteotti si trasmette anche – e ormai soprattutto – attraverso le immagini e le registrazioni audiovisive. Ne troverete una selezione in questa sala che, come le altre, è aperta a nuovi contributi che ci vorrete segnalare.
La Mediateca si apre con i messaggi di saluto delle nipoti di Giacomo Matteotti, Elena e Laura, e presenta poi – in ordine cronologico inverso – film, documentari, interviste e registrazioni di eventi commemorativi dedicati a Matteotti.
La sala si chiude con una selezione di contributi musicali che vanno dalle colonne sonore dei più recenti film matteottiani alle registrazioni storiche di brani d’opera interpretati dal grande Titta Ruffo, cognato di Giacomo.
1. Il saluto di Elena e Laura Matteotti, nipoti di Giacomo e Velia

Elena e Laura Matteotti alla commemorazione del 10 giugno 2024 in Lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma
2. Film, documentari, registrazioni
film, Fondazione Giacomo Matteotti, regia Luca Di Cecca, 2024, 30’
film, Fondazione Giacomo Matteotti, regia Luca Di Cecca, 2024, 30’
documentario, Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, regia di Vittorio Giacci, 2024, 43’
documentario, Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, regia di Vittorio Giacci, 2024, 43’
registrazione delle celebrazioni del 10 giugno 2020, Fondazione Giacomo Matteotti, 2020 – regia di Patrizia Arizza, 1:15’
registrazione delle celebrazioni del 10 giugno 2020, Fondazione Giacomo Matteotti, 2020 – regia di Patrizia Arizza, 1:15’
registrazione dello spettacolo teatrale, Fondazione Giacomo Matteotti e Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, regia di Massimiliano Perrotta, 2015, 18’
registrazione dello spettacolo teatrale, Fondazione Giacomo Matteotti e Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, regia di Massimiliano Perrotta, 2015, 18’
cortometraggio, Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, 2012, 7’:34”
cortometraggio, Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, 2012, 7’:34”
di Antonio G. Casanova, con Giulio Bosetti, regia di Walter Licastro, 1974, 1:05:58”
di Antonio G. Casanova, con Giulio Bosetti, regia di Walter Licastro, 1974, 1:05:58”
film, regia di Florestano Vancini, 1973, 1’:53’’ (Courtesy Gloria Vancini)
film, regia di Florestano Vancini, 1973, 1’:53’’ (Courtesy Gloria Vancini)
interviste a Giorgio Amendola e Pietro Nenni, AccasFilm 1973, 10’:07”
interviste a Giorgio Amendola e Pietro Nenni, AccasFilm 1973, 10’:07”
film, regia di Nelo Risi, 1956, 11’:25″ – (courtesy AAMOD)
film, regia di Nelo Risi, 1956, 11’:25″ – (courtesy AAMOD)
nel centenario della morte a Lungotevere Arnaldo da Brescia, Fondazione Giacomo Matteotti, 1:06’:40”
nel centenario della morte a Lungotevere Arnaldo da Brescia, Fondazione Giacomo Matteotti, 1:06’:40”
nel centenario della morte, Roma, Camera dei deputati – 1:14’:53”
nel centenario della morte, Roma, Camera dei deputati – 1:14’:53”
nel novantesimo anniversario della morte, Roma, Camera dei deputati, 1:49’
nel novantesimo anniversario della morte, Roma, Camera dei deputati, 1:49’
3. Musica
del M° Dario Vero – Fondazione Giacomo Matteotti 2024
del M° Dario Vero – Fondazione Giacomo Matteotti 2024
del M° Dario Vero – Fondazione Giacomo Matteotti 2022
del M° Dario Vero – Fondazione Giacomo Matteotti 2022
Il Coro Garibaldi d’Assalto di Livorno diretto da Paolo Edoardo “Pardo” Fornaciari, con Laura Bastogi, per la regia di Filippo Scarparo, esegue canti, cori, inni e ballate popolari in memoria di Giacomo Matteotti nella tradizione popolare e operaia livornese.
Registrazione effettuata a Roma il 4 luglio 2024 per il festival FELICITTA’ presso la sede delle Fondazioni Modigliani e Matteotti.
Il Coro Garibaldi d’Assalto di Livorno diretto da Paolo Edoardo “Pardo” Fornaciari, con Laura Bastogi, per la regia di Filippo Scarparo, esegue canti, cori, inni e ballate popolari in memoria di Giacomo Matteotti nella tradizione popolare e operaia livornese.
Registrazione effettuata a Roma il 4 luglio 2024 per il festival FELICITTA’ presso la sede delle Fondazioni Modigliani e Matteotti.
Parole di José Santacreu, musica di Abel Mus.
Registrazione effettuata nel corso del concerto «Giacomo Matteotti, la sonora voce della libertà», dell’Associazione Nazionale Antonio Cotogni, Roma, Facoltà Valdese, 5 maggio 2024, 3’:44” (Courtesy Rosa Rodriguez).
Parole di José Santacreu, musica di Abel Mus.
Registrazione effettuata nel corso del concerto «Giacomo Matteotti, la sonora voce della libertà», dell’Associazione Nazionale Antonio Cotogni, Roma, Facoltà Valdese, 5 maggio 2024, 3’:44” (Courtesy Rosa Rodriguez).
su musica di un canto di protesta fine Ottocento, qui registrata nell’esecuzione di Ivan Della Mea, 1’:50”
su musica di un canto di protesta fine Ottocento, qui registrata nell’esecuzione di Ivan Della Mea, 1’:50”
di Marco Chiavistrelli, cantastorie maremmano 2024, 4’:12”
di Marco Chiavistrelli, cantastorie maremmano 2024, 4’:12”
registrazione storica, 3’:26” ©Eredi Titta Bernardini
registrazione storica, 3’:26” ©Eredi Titta Bernardini
registrazione storica, 3’:26” ©Eredi Titta Bernardini
registrazione storica, 3’:26” ©Eredi Titta Bernardini
Due brevi note del baritono Vittorio Vitelli
A proposito di «Cortigiani»:
Acclamatissimo sin dal debutto a soli 25 anni, il Rigoletto di Titta Ruffo diventa il titolo più amato dal suo pubblico. Il baritono pisano fu scelto da Toscanini in persona ad interpretarlo al Teatro alla Scala di Milano 1904 quando Ruffo aveva appena 27 anni. Esempio inarrivabile per i colleghi coevi e per quelli a venire, il Rigoletto di Ruffo abbina la forza declamante delle invettive alle pagine più patetiche nei duetti con Gilda. Nel giugno del 1924, alla morte dell’amatissimo cognato Giacomo Matteotti, il baritono pisano si trovava a Bogotà (Colombia) per cantare proprio il Rigoletto. Alla sua rinuncia per accorrere in Italia, il pubblico colombiano arrivò persino ad assediare l’albergo che ospitava Ruffo. Forzato a cantare dalla sommossa, in seguito il baritono toscano rifiutò di replicare il titolo (tranne in un paio di occasioni) per il resto della sua carriera, che si protrasse all’incirca sino al 1933.
A proposito del «Barbiere»:
Titta Ruffo debutta nel Barbiere di Siviglia al Covent Garden nel 1903 dopo aver già cantato Rigoletto, Ernani, Ruy Blas, Aida, Trovatore, Otello, Zazà. Dunque, per certi versi, il baritono pisano affronta il personaggio del guitto sivigliano quando la sua carriera aveva intrapreso una strada interpretativa molto chiara. Ruffo era il principe del verismo imperante e un profondo innovatore del repertorio ottocentesco. Tuttavia, dopo il debutto inglese, il Barbiere del Ruffo rimase un ruolo amatissimo sia dal pubblico che dallo stesso interprete, accompagnando tutta la sua carriera. Al personaggio rossiniano Titta Ruffo donò, oltre le possenti qualità vocali (specie nella cavatina), una disinvoltura e un piglio brillante stupefacenti.