
1. Introduzione
La straordinaria impronta di Giacomo Matteotti (foto 9.1.1) nella storia del Novecento rende difficile separare la memoria dal mito. Già subito dopo la morte la sua vicenda politica e umana assume un valore simbolico: per i compagni di partito è il “Martire”, per gli altri diventa il simbolo dell’intransigente, estrema testimonianza di libertà che si oppone a tutti i fascismi e a ogni totalitarismo.
Superando il mero esercizio nella memoria civile, Giacomo Matteotti diventa presto oggetto di un culto laico che assume connotazioni religiose: si diffondono in Italia – nella città e nelle campagne –e poi in tutta Europa cartoline commemorative, veri e propri “santini” con l’effige del Martire, spesso accompagnata dal motto più celebre, che peraltro gli viene attribuito da Filippo Turati: «Uccidete me, l’idea che è in me nulla ucciderete mai» (9.1.2).
Lo sdegno per l’assassinio di Matteotti spinge una generazione intera di militanti a misurarsi con la politica e con l’impegno civile. È, quello matteottiano, un richiamo che neppure la dittatura fascista, che subito impone la damnatio memoriae, riesce a contenere.
Matteotti diventa il simbolo universale dell’opposizione eroica a ogni totalitarismo anche nella grafica e nella letteratura satirica di tutto il mondo. Ispira poeti e letterati che a lui dedicano pagine indimenticabili (9.1.3).
Diventa un punto di riferimento della “libertà liberatrice” non soltanto tra gli antifascisti italiani ma in tutto il mondo (9.1.4). Circoli, associazioni, comitati si fondano nel suo nome nella clandestinità imposta del fascismo, in Italia, e, all’estero, negli ambienti dei fuoriusciti ma anche in tutta l’Europa democratica e nelle Americhe. Gli vengono dedicati monumenti, busti, quadri, sedi di movimenti libertari e di organizzazioni dei lavoratori in tutto il mondo. A Vienna un isolato porta il suo nome.
Ma quella matteottiana non è solo una memoria militante, è anche combattente: è una bandiera che sventolerà nella guerra civile spagnola e nella Resistenza italiana (9.1.5). Durante la guerra di liberazione, a mano a mano che il fronte alleato sale verso Nord, in ogni città e in ogni paese dell’Italia liberata a lui vengono intitolati strade, piazze, ponti.
La sua testimonianza politica e civile alimenta lo spirito costituente e i suoi ideali di libertà e democrazia si trasfondono nella Costituzione repubblicana. Nel secondo dopoguerra la fortuna di Matteotti sembra declinare: lontano dalle grandi “chiese” ideali che mobilitano il Paese, la sua memoria non viene sposata dai partiti di massa. Eppure, resite all’oblio.
A un secolo dalla sua scomparsa si è registrato uno straordinario ritorno. Nel centenario matteottiano (9.1.6) c’è stata una eccezionale fioritura di iniziative non soltanto commemorative ma anche e soprattutto civili, culturali e formative. A più di un secolo dal suo assassinio si è aperto un grande “laboratorio Matteotti” che ci sollecita all’impegno civile per la democrazia e per la libertà.
Di tutto questo si cerca di dar conto, sia pur sommariamente e con inevitabili lacune, nelle pareti di questa sala. Altro ancora sulla memoria e sul mito matteottiano si trova nelle sale successive.
2. La lezione politica
Nella commossa commemorazione di Matteotti che Filippo Turati pronuncia nella Sala della Lupa il 27 giugno davanti ai deputati aventiniani, la costruzione dell’immagine del martire si accompagna all’esortazione a raccogliere la sua lezione civile e politica: «Signori, dall’eccidio di Giacomo Matteotti la nuova storia d’Italia incomincia. A noi un solo compito: esserne degni!» (foto 9.2.1).
È il suo partito, il PSU, a promuovere da subito la memoria Matteotti. Nelle settimane che seguono la scomparsa del giovane segretario è pubblicata un’antologia dei suoi scritti contro il fascismo, con una prefazione di Claudio Treves. Si intitola Reliquie (9.2.2); la sua diffusione è presto impedita dal regime. Anche Piero Gobetti (9.2.3), indignato per l’assassinio, pubblica un breve ma intenso saggio dal titolo Matteotti, che contribuisce a consegnare alla storia la sua figura (9.2.4).
Giorni dopo l’omicidio, sull’onda dello sdegno, un giovane avvocato di Savona scrive al segretario della sezione del PSU della sua città per chiedere la tessera: «non posso più rimanere fuori dal vostro partito, sarebbe una vigliaccheria […] chiedo ancora di volermi rilasciare la tessera con la sacra data della scomparsa del povero Matteotti, che suonerà sempre per me ammonimento e comando». Si chiama Sandro Pertini (9.2.5). Sarà arrestato per attività contro il regime e poi condannato a lunghi anni di carcere; eroe della resistenza (9.2.6), nel 1978 è eletto Presidente della Repubblica. Un altro giovane militante socialista decide di assumere dopo la morte di Matteotti una linea di ancor più rigida opposizione alla dittatura: una scelta che lo costringerà a lungo esilio al quale seguirà il carcere: è Giuseppe Saragat (9.2.7), anche lui futuro Presidente della Repubblica, che a Matteotti renderà più volte pubblico omaggio. Nel 1973, per «preservare la memoria del martire», costituisce la Fondazione Giacomo Matteotti della quale è presidente fino alla morte (9.2.8, 9.2.8.1).
Tra i giovani che si iscrivono d’impulso al PSU dopo l’assassinio c’è anche Carlo Rosselli che sarà, con il fratello Nello, fondatore del movimento Giustizia e Libertà (9.2.9). Esule a Parigi, nel 1934 pubblica uno splendido ritratto politico di Matteotti, Eroe tutto prosa, nel quale sottolinea il carattere antiretorico di colui che «è diventato il simbolo dell’antifascismo e dell’eroismo antifascista». Sarà assassinato con il fratello a Bagnoles-de-l’Orne, da sicari francesi al servizio del fascismo il 9 giugno 1937 (9.2.10).
Il ricordo dello scomparso serve a serrare i ranghi nel movimento socialista e ad alimentare l’opposizione alla dittatura. Poco dopo l’assassinio Oddino Morgari (9.2.11), compagno di militanza politica, definisce Matteotti con un’espressione particolarmente efficace: «Era l’idealista-pratico. Era un odiatore della demagogia dovunque la incontrasse» Un anno dopo, il vecchio Costantino Lazzari (9.2.12) ricorda con rimpianto il segretario scomparso, evocando Come si facevano una volta i buoni socialisti (9.2.13). Il delitto Matteotti infiamma anche Pietro Nenni (9.2.14) che all’assassinio e al processo di Chieti dedica scritti di ferma denuncia della dittatura che gli costeranno la persecuzione e l’esilio (9.2.15).
Intorno alla memoria di Matteotti si coagula a partire dal 1926, a Parigi, un gruppo di fuoriusciti (9.2.16) il cui padre spirituale è l’anziano Turati, avventurosamente espatriato con l’aiuto di Rosselli, Oxilia, Pertini e Parri (9.2.17, 9.2.18). È anche istituito un Fondo Italiano Giacomo Matteotti (9.2.19, 9.2.20); anche in Germania e nel Nord Europa nascono Fondi Matteotti a sostegno delle vittime della guerra di Spagna (9.2.21, 9.2.22). Nel 1931, a 7 anni dall’assassinio, Turati dedica allo scomparso un commosso discorso in francese che tocca la coscienza del mondo. Intorno alla sua memoria si stringono nella capitale francese Bruno Buozzi (9.2.23, 9.2.24), che morirà trucidato dai nazisti il 4 giugno del 1946 alla Storta, alle porte di Roma, Menè Modigliani con la moglie Vera e Claudio Treves. Il vecchio compagno muore l’11 giugno del 1933 poche ore dopo aver commemorato la morte dell’amico Matteotti nella sezione socialista della capitale francese (9.2.25).
Il ricordo di quegli anni all’estero (9.2.26) sempre accanto a Menè (9.2.27) e di quegli antifascisti è affidato alle splendide pagine delle memorie di Vera Modigliani. Il suo libro, Esilio, si apre con un capitolo dal titolo emblematico, Sotto il segno di Matteotti, che indica come sia stato proprio l’assassinio di Matteotti l’inizio dell’antifascismo in Italia e all’estero. In quelle pagine, con squisita sensibilità e grande eleganza di scrittura, ci lascia anche un ritratto di Matteotti che colpisce e commuove, a partire dalla descrizione dai suoi occhi: «Gli occhi di Matteotti! Splendenti, radiosi. L’iride, di un colore blu zaffiro, incastonava la pupilla nerissima e aveva veramente lo splendore di una pietra preziosa, senza averne la durezza» (9.2.28).
Ma la memoria matteottiana circola anche oltre gli ambienti degli esuli e dei clandestini. Nel mondo laburista inglese si avvia un Fronte di Unità Internazionale per denunciare le atrocità del fascismo agli occhi dell’opinione pubblica di tutto il mondo. Nasce, in questo contesto, il Women’s International Matteotti Committee per iniziativa di Sylvia Pankhurst (9.2.29), che si adopera anche per sostenere Velia (9.2.30).
Il Comitato è soltanto una delle numerose iniziative che organizzano il movimento operaio e la lotta ai totalitarismi nel nome del martire italiano. Matteotti diviene in tutto il mondo una bandiera di libertà. E sarà bandiera reale, non solo ideale, durante la guerra civile spagnola quando, nel suo nome, nel dicembre del 1936 si costituisce il Batallón Matteotti (9.2.31, 9.2.32, 9.2.32.1, 9.2.32.2) che prelude alle Brigate Matteotti che si batteranno in Italia nella guerra di Liberazione (9.2.33, 9.2.34, 9.2.35, 9.2.36). Alla memoria di Giacomo Matteotti si ispira direttamente anche un’altra delle maggiori formazioni partigiane, la Brigata Maiella (9.2.37) guidata dal comandante Ettore Troilo (9.2.38) che di Matteotti era stato, da giovane avvocato, stretto collaboratore. La lezione politica di Matteotti – il suo socialismo riformista e parlamentarista, i suoi ideali di solidarietà sociale, il suo fermo pacifismo – si riversa nei principi e valori che animano lo spirito costituente e sarà, dalla metà degli anni Quaranta (9.2.39), un punto di riferimento essenziale e un mito fondativo dell’Italia repubblicana. Da più di cento anni nel mondo intero il nome di Giacomo Matteotti evoca sentimenti di libertà, di democrazia e di giustizia sociale.
3. Omaggi letterari e artistici
Mentre è confinato alle Canarie per la sua opposizione alla dittatura del generale Primo de Riveira, il grande scrittore spagnolo Miguel de Unamuno (foto 9.3.1) dedica a Matteotti versi potenti. Da Fuerte Ventura contempla l’oceano e scrive:
«Oh mio fratello! Insieme
Ci ergemmo contro l’ignominia
[…] Tu sei l’Italia, o mio
grande fratello…
No, tu sei molto di più: sei
la protesta dell’anima del mondo».
È soltanto il primo di una serie di omaggi alla memoria di Matteotti tributati da intellettuali e artisti di tutto il mondo: pochi politici hanno ispirato intere generazioni e suscitato echi tanto profondi e duraturi anche all’estero. Dalla militanza di Matteotti, dal suo delitto, dal processo farsa di Chieti, dalla sorte della vedova Velia hanno tratto ispirazione gli scrittori Stefan Zweig e George Orwell, i pittori Diego Rivera e Trude Waehner e numerosi scultori, oltre a disegnatori satirici di tutto il mondo.
Il romanzo giovanile della belga Marguerite Yourcenar (9.3.2), Moneta del sogno (Denier du rêve) (9.3.3), pubblicato per la prima volta nel 1934, è imperniato sulla narrazione di un attentato a Mussolini compiuto dalla protagonista in ricordo del padre antifascista e di Giacomo Matteotti. L’austriaco Zweig (9.3.4) nel romanzo autobiografico Die Welt von Gestern (9.3.5), in italiano Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, ricorda il caso – che all’epoca fece scalpore – di Giuseppe Germani, arrestato nel tentativo di far espatriare clandestinamente Velia e i suoi figli. George Orwell (9.3.6) scrive nel 1943 per la BBC una riduzione radiofonica di un breve racconto di Ignazio Silone (9.3.7), Der Fuchs (La volpe) (9.3.8), mettendo in luce il ricordo di Matteotti che alimenta il sentimento libertario di un’intera generazione.
Il delitto che si consuma il 10 giugno 1924 può segnare anche il destino di un bambino. Il piccolo Alberto Steiner, figlio di Emerico e di Fosca Titta, è il nipote di Matteotti; quel giorno fa la prima comunione (9.3.9). Ma la data resta impressa nella sua memoria perché la sera arriva a Milano la telefonata angosciata della zia Velia, disperata perché il marito non è tornato a casa. Evocando quel giorno, Albe spiegherà più tardi nei suoi appunti «perché sono diventato antifascista» (9.3.10). Diventerà anche, nel secondo dopoguerra, uno dei più grandi grafici italiani ma già da bambino lascia un’impronta del suo talento nell’essenziale, truce ritratto di Mussolini che tratteggia allora (9.3.11).
La pittrice austriaca Waehner (9.3.12) dedica una delle sue tavole della serie Libertà e diritto all’assassinio di Matteotti (9.3.13), mentre il messicano Diego Rivera (9.3.14) raffigura nel murale Mussolini, realizzato per la New York Workers School of Manhattan, Matteotti pugnalato dai sicari del capo del fascismo (9.3.15).
Sculture dedicate al martire si trovano ovunque nel mondo. Sono busti, bassorilievi, fusioni in bronzo diffusi in tutti i continenti. Ne ricordiamo per tutti uno, andato perduto: è l’altorilievo di Matteotti che è stato collocato nella Casa del Popolo di Buenos Aires il 10 giugno del 1927 (9.3.16). L’opera, dello scultore e deputato socialista Gaetano Zirardini (9.3.17), è stata distrutta nell’aprile del 1953 nell’incendio appiccato da militanti peronisti.
Il monumento a Matteotti (9.3.18) dello scultore austriaco Siegfried Charoux (9.3.19), ultimato a Vienna nel 1929, troneggerà al centro del palco del IV Congresso dell’Internazionale Operaia Socialista che si tiene nella capitale austriaca il 25 luglio del 1931 (9.3.20). Ancora Vienna, negli anni tra il 1926 e il ‘27 nasce il Matteottihof (9.3.21, 9.3.22, 9.3.23), un isolato operaio realizzato su progetto degli architetti Heinrich Schmid e Hermann Aichinger. Una lapide ricorda Matteotti al suo ingresso, con accanto una targa di Charoux (9.3.24). Soppressa durante il nazismo, l’intitolazione a Matteotti è ritornata sulla facciata del complesso residenziale nel secondo dopoguerra.
Sul primo numero de «La Libertà», organo della concentrazione antifascista di Parigi pubblicato il 1° maggio del 1927 (9.3.25), è riprodotta la fotografia dell’artista russo Gabriel Spat impegnato nella realizzazione del busto in marmo dal titolo Martire che rivive (9.3.26), accompagnata da questa nota: «Il culto di Giacomo Matteotti valica i limiti dell’Italia in catene. Bruxelles gli erige monumenti, la rossa Vienna gli ha dedicato una piazza. In Europa e in America la sua memoria è onorata da tutti i proletari coscienti e da tutti gli spiriti liberi».
4. Il culto, la satira, la rivolta
Ma non è solo l’arte “alta” a tramandare e a trasfigurare in mito la memoria matteottiana. L’effige di Giacomo Matteotti è diffusa su cartoline commemorative – i cosiddetti “santini” (foto 9.4.1, 9.4.2, 9.4.3, 9.4.4 ) – che circolano clandestinamente in tutta Italia e, liberamente, nel mondo alimentando una sorta di cristologia laica. In memoria del Martire l’Almanacco Socialista porta il lutto in copertina (9.4.5), anche nelle Americhe (9.4.5.1).
Per la satira la vicenda di Matteotti diventa subito esemplare: vignettisti e illustratori di ogni Paese raccontano con tratti forti, grotteschi, spesso drammatici la storia della sua sfida estrema, del suo martirio, della giustizia piegata al dominino. Si cimentano nell’impresa le firme e le testate più illustri: in Italia l’«Avanti!» (9.4.6, 9.4.7, 9.4.8) e il «Becco Giallo» (9.4.9); in Germania «Simplicissimus» (9.4.10) e «Lachen Linke» (9.4.11, 9.4.12, 9.4.13); in Olanda «Notenkramer» (9.4.14, 9.4.15, 9.4.16); in Francia «Le Canard enchaîné» (9.4.17), «L’Humanité» (9.4.18) e «Le petit provençal» (9.4.19); in Sud America «Critica» (9.4.20) di Buenos Aires e «L’Italia» (9.4.21) di San Paolo del Brasile; negli Stati Uniti il «New York Herald » (9.4.22). In Italia e ovunque il nome di Matteotti assurge a simbolo universale della lotta per la libertà e tale resterà anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Prima nel secondo dopoguerra (9.4.23) e poi negli anni Settanta, in prossimità del cinquantesimo anniversario del delitto, nuovi monumenti sono eretti nei luoghi della memoria matteottiana: a Roma (9.4.24), a Riano (9.4.25), a Rovigo (9.4.26).
5. Cento anni dopo
Nel giugno del 1924, a pochi giorni dalla scomparsa di Matteotti, mentre in Italia e all’estero domina ancora lo sconcerto e tutto autorizza a pensare al peggio, Filippo Turati (foto 9.5.1) comunica il suo profondo turbamento in una lettera ad Anna Kuliscioff (9.5.2), rimasta a Milano, e si chiede con angoscia: «quando finiremo di pagare il debito che abbiamo nei confronti del povero Giacomo?».
È difficile dare, oggi, una risposta compiuta a questo interrogativo, ma è indubbio che qualcosa, per saldare questo “debito”, si è fatto in occasione delle celebrazioni del centenario: il 2024 è stato infatti un anno davvero straordinario per la memoria matteottiana. La ricorrenza del brutale assassinio ha fatto registrare – in aggiunta alle commemorazioni ufficiali e ai prestigiosi convegni e mostre organizzati dal Comitato nazionale appositamente costituito – una messe eccezionale di iniziative spesso nate dal basso: da comitati spontanei sorti sull’intero territorio nazionale, dal mondo della scuola, dalle associazioni partigiane, dagli enti locali e da tanti circoli e associazioni che hanno voluto ricordare e, soprattutto, attualizzare la grande lezione civile e morale di Giacomo Matteotti e la sua testimonianza a difesa delle istituzioni democratiche, del Parlamento, della giustizia sociale, della dignità della persona e del lavoro.
Basta un dato a rendere conto del fenomeno: nel 1974, in occasione del cinquantenario, a Giacomo Matteotti fu dedicata una monografia: il bel saggio biografico firmato da Antonio G. Casanova. Nel 2024 i libri su Giacomo Matteotti che si sono affollati sugli scaffali delle librerie sono più di 50. Di questi, ben 10 sono indirizzati al pubblico giovanile: graphic novel, testi didattici e romanzi pensati per i ragazzi e per le scuole. Sempre sul fronte editoriale va anche segnalato il fatto che diverse riviste di cultura hanno dedicato a Giacomo Matteotti fascicoli monografici.
Numerose mostre sono state allestite in Italia e all’estero, grazie anche all’impegno del Comitato nazionale e di tanti istituti di cultura. Archivi pubblici e privati hanno digitalizzato e condiviso in rete un’ampia documentazione sui processi Matteotti in parte ancora inesplorata, o nota solo a pochi ricercatori, come il fondo Salvemini della London School of Economics.
Sono state numerose le pièce teatrali dedicate a Giacomo Matteotti in tournée in tutta Italia e sono stati realizzati per il centenario film e animazioni. Si sono tenuti, in Italia e all’estero, concerti con proposte di musica colta e popolare. Sono state organizzate mostre di opere di pittura e grafica. I ragazzi delle scuole di tutta Italia hanno prodotto un numero straordinario di elaborati testuali, grafici e multimediali; sono state elaborate formule innovative di didattica partecipativa per la formazione dei ragazzi e dei docenti nei principali plessi scolastici del Paese. A Matteotti, infine, sono state intitolate nuove strade e piazze – ed anche un murale, ad Aielli (9.5.3) – in un rinnovato fervore toponomastico che alimenta la sua sempre più ampia Public History.
La figura e l’opera di Giacomo Matteotti sono state ricordate nella commemorazione ufficiale che si è tenuta alla Camera dei deputati il 30 maggio 2024 (9.5.4), alla presenza del Presidente della Repubblica e delle massime autorità dello Stato. Il 10 giugno 1924 (9.5.5), mentre celebrazioni e eventi si tenevano nei principali luoghi della memoria matteottiana, è stato presentato un nuovo francobollo commemorativo dedicato a Giacomo Matteotti (9.5.6), che fa seguito a due precedenti emissioni: una italiana del 1955 (9.5.7) e una della Repubblica di San Marino del 2012 (9.5.8). Molte emissioni filateliche gli sono state dedicate in tutto il mondo. Questo museo virtuale è un altro modo di rendergli omaggio e insieme di trasmettere a tutti, e soprattutto ai più giovani, i suoi insegnamenti e la sua potente eredità. Museo aperto a nuovi apporti e ampliamenti, contribuirà, questo è l’auspicio, a far sì che l’eredità di Giacomo Matteotti continui a produrre ragionamenti, riflessioni, impulsi vitali, per ribadire sempre di più i valori universali della democrazia, della libertà e della difesa dei diritti.