
1. La scuola e la prima formazione
Il piccolo Giacomo frequenta la scuola elementare a Lendinara, a pochi chilometri da Fratta Polesine, e consegue il primo diploma della scuola dell’obbligo nel 1893 (foto 2.1.1). Già da fanciullo Giacomo è uno studente brillante e viene premiato (2.1.1.1).
Prosegue poi con profitto gli studi superiori al Liceo Celio di Rovigo (2.1.2), dove si diploma brillantemente nel 1903 (2.1.3).
Tra i suoi compagni di studi figurano Umberto Merlin (2.1.4) (1885-1964) e Alcide Malacugini (2.1.5) (1887-1966). Merlin, che sarà esponente di spicco del Partito Popolare nel Polesine, diventerà sottosegretario nel primo governo Mussolini; divenuto oppositore del regime, avvocato di professione, sarà primo sindaco di Rovigo dell’Italia liberata, padre costituente e senatore della Repubblica. Malacugini, poi insegnante, attivista socialista e antifascista, nel secondo dopoguerra sarà costituente e poi deputato.
Negli ultimi anni del liceo Giacomo si trasferisce a Rovigo dove vive presso una famiglia; si dedica con profitto allo studio e frequenta la ricca biblioteca dell’Accademia dei Concordi (2.1.6), fondata nel Cinquecento, una delle più prestigiose istituzioni culturali della città.
Un anno prima del conseguimento della licenza liceale, nel 1902, muore, a 63 anni, il padre Girolamo; lascia la moglie Isabella, cinquantenne, e tre figli: Matteo, Giacomo e Silvio.
Giacomo intende seguire negli studi di giurisprudenza e di economia politica le orme del fratello maggiore Matteo (2.1.7) che avrà un’influenza determinante anche sulla sua formazione intellettuale e di militante socialista.
Matteo, di 9 anni più grande di Giacomo, aveva compiuto gli studi universitari a Venezia e a Torino, dove era stato compagno di studi di Luigi Einaudi, sotto la guida di Salvatore Cognetti de Martiis. Nel 1901 pubblica per l’editore Bocca, a Torino, il saggio L’assicurazione contro la disoccupazione; mentre sono rimasti incompiuti un suo saggio su Il pauperismo e la disoccupazione e una ricerca sui primi carbonari di Fratta. Muore infatti precocemente di tisi in Liguria, a Nervi, il 18 marzo del 1909. Un grandissimo dolore per Giacomo, che farà tesoro delle ricerche e degli interessi del fratello maggiore. Il padre Girolamo forse non avrebbe incoraggiato l’inclinazione di Giacomo per il diritto e l’economia. Una volta aveva affermato: «Ma non so, ‘sti fioj. I vol tuti studiar economia politica. Xela na roba che se guadagna i bezzi?» (Ma non so, questi ragazzi. Vogliono tutti studiare economia politica. È una cosa che fa guadagnare soldi?).
2. L’Università
La madre, invece, lo asseconda, e Giacomo nel dicembre del 1903 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bologna, l’Alma Mater Studiorum. Presenta, con la domanda al Rettore (foto 2.2.1), il certificato di nascita (2.2.2) e il diploma di licenza liceale (2.2.3). Di lì a poco si trasferisce, a Bologna, al civico 32 di via Fondazza, una strada stretta che sale perpendicolare da Strada Maggiore fino a toccare via Santo Stefano, due delle strade più nobili della città. Poco distante da lui ha lo studio il pittore Giorgio Morandi. Lì nascerà, nel 1911 da una famiglia di tipografi, Anteo Zamboni, che sarà linciato dagli squadristi fascisti il 31 ottobre del 1926 dopo il fallito attentato a Mussolini (il 10 giugno del 2024 il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ho scoperto una targa commemorativa accanto al portone della casa che ha ospitato Giacomo studente (2.2.4). Quando tornerà a Bologna per motivi professionali e di studio dopo la laurea, Giacomo si fermerà all’Hotel Baglioni.
Giacomo frequenta assiduamente i corsi all’università (2.2.5, 2.2.6) e vive la vita goliardica felsinea (2.2.7). Il Registro dell’accademia studentesca dell’Alma Mater (2.2.8, 2.2.9) riporta voti elevati e il profilo di uno studente brillante. Quella dell’Università di Bologna è la scuola giuridica più vivace del Paese e Giacomo ha quale relatore della sua tesi di laurea sul tema della recidiva (la reiterazione del reato) il professor Alessandro Stoppato (2.2.10), autorevole accademico. Di orientamento cattolico moderato, Stoppato apprezza molto il giovane studente (lo giudica presto «di intelligenza eletta e di animo buono») e lo incoraggerà in seguito a intraprendere la carriera accademica, offrendogli di fare pratica presso il suo studio legale e aprendogli la strada alla collaborazione con importanti riviste italiane di diritto penale. Tre volte deputato, Stoppato dal 1920 sarà senatore a vita. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, collabora alla stesura del codice di procedura penale del 1913, ma all’epoca degli studi del giovane Matteotti gode di grande notorietà soprattutto per il processo Murri, svoltosi nei tribunali di Bologna e Torino nel 1905 per l’omicidio del conte Francesco Bonmartini: un caso che ebbe all’epoca enorme risonanza.
Giacomo è un giovane studioso benestante, diligente nel suo impegno universitario e di aspetto piacevole e curato, come attestano i suoi ritratti di quegli anni (2.2.11, 2.2.12, 2.2.13).
Negli anni della goliardia frequenta, tra gli altri, Adone Zoli e conosce Argentina Bonetti Altobelli che nel 1904, mentre Giacomo frequenta il primo anno di giurisprudenza, viene eletta alla guida della Federazione nazionale dei lavoratori agricoli: con la sua Federterra sarà per anni protagonista del riscatto sociale delle contadine e dei contadini d’Italia. Zoli (1887-1960), avvocato di solidi sentimenti religiosi, aderisce nel 1919 al Partito Popolare, di cui diviene uno degli esponenti più autorevoli. Antifascista e poi partigiano, è presidente del Consiglio e più volte ministro dell’Italia repubblicana (2.2.14). I rapporti con Argentina Altobelli (1866-1942) (2.2.15), sindacalista di radicata convinzione riformista, col crescere dell’impegno di Giacomo nelle organizzazioni agricole del suo Polesine si faranno negli anni assai più stretti. Sarà lei, nella primavera del 1920, a firmare a Roma, per le organizzazioni contadine polesane il cosiddetto Concordato Parini-Matteotti, un accordo sindacale di grande rilievo, frutto di una dura lotta con l’Agraria polesana.
Per fare un’analisi comparativa dei sistemi penali, utile a realizzare la sua tesi di laurea sulla recidiva, Giacomo viaggia a lungo in Europa. Si munisce di passaporto (2.2.16) e si trattiene per motivi di studio in Germania, Austria, Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra. Parla già bene francese, inglese e tedesco e subito dopo la laurea approfondirà lo studio delle lingue insieme a quello della statistica.
Il 7 novembre del 1907 corona i suoi studi universitari discutendo, relatore Stoppato, la sua tesi su I principi generali della recidiva (2.2.17, 2.2.18) con la quale si laurea con lode (2.2.19).
È incoraggiato a proseguire nello studio del diritto penale e decide di continuare l’attività di ricerca in campo giuridico mentre svolge pratica legale presso lo studio di Stoppato.
Ma un’altra passione, la politica che da tempo andava a coltivando, irrompe nella sua vita.
4. L’uomo, la cultura e lo svago
Avevamo lasciato il giovane giurista Matteotti a Bologna, laureato cum laude. Negli anni successivi, mentre in Polesine si cimenta con la politica locale, continua a percorrere la via della ricerca giuridica, dell’apprendimento delle lingue e dei viaggi di studio.
Prima e dopo la laurea − come si apprende della sua corrispondenza – risiede per qualche tempo a Roma, nell’abitazione del dottor Curzio Casini, per apprendere «un po’ di inglese», scambiare «qualche conversazione in tedesco» e affrontare la lettura di «qualche romanzo in francese». Ma cura anche in particolare, sulle orme di Matteo, lo studio della statistica, di cui già si ritrova ampia traccia nella tesi di laurea. Il professor Stoppato, con il quale si era laureato, continua a incoraggiarlo negli studi e lo sostiene nell’opera di revisione e ampliamento della tesi in vista di una pubblicazione per concorrere alla libera docenza. In merito gli scrive: «io sarò lieto di vederla salire», e nel frattempo nel lavoro dell’allievo riconosce «originalità di indagine», senza rinunciare a segnalare «qualche punto».
Il libro esce nel 1910 a Torino per i tipi di Bocca con il titolo La recidiva e il sottotitolo Saggio di revisione critica con dati statistici (foto 2.4.1). Già nell’Introduzione Matteotti sostiene l’urgenza di una riforma complessiva del sistema penale e penitenziale e presenta la recidiva come un fenomeno sociale in crescita, che solleva profondi interrogativi giuridici e sociali. Nel capitolo conclusivo, dal titolo La liberazione dal carcere e le pene a tempo indeterminato, prevede la necessità di accompagnare alla certezza della pena l’introduzione di soluzioni alternative al carcere e comunque finalizzate al recupero del condannato, nell’interesse tanto dell’individuo quanto della società.
Pubblica intanto sulla prestigiosa «Rivista di Diritto e procedura penale» del socialista Eugenio Florian un primo articolo sulla Nullità assoluta della sentenza penale e perfeziona la sua formazione giuridica nel corso del 1910 e nell’anno successivo con viaggi in Inghilterra, Belgio, Olanda, Francia, Austria e Germania. Avvia nel frattempo la collaborazione con altre autorevoli riviste come «Il Progresso del diritto criminale» (2.4.2) di Emanuele Carnevale e la «Rivista penale» del conservatore Luigi Lucchini (2.4.3) e prosegue con profitto la pratica presso lo studio legale Stoppato. I suoi lavori incontrano un favore sempre più ampio e gli giungono riconoscimenti in ambito accademico e professionale: la sua precoce autorevolezza gli sta aprendo la via, all’inizio degli anni Dieci, alla carriera universitaria.
Non ancora trentenne, Giacomo è un giovane attivo dinamico che sa coniugare la militanza politica con lo studio e l’attività professionale e che coltiva diversi interessi culturali − che vanno dalla letteratura al teatro, dalla musica alle arti figurative − senza peraltro trascurare la pratica sportiva, che ama. È un frequentatore abituale del teatro, sia di prosa che lirico, e del cinema che ai primi del secolo rappresenta una novità assoluta. Il cinematografo approda in Italia nel marzo del 1896 quando la Cinématographe Lumière (2.4.4) apre una sede a Roma, nello studio fotografico Le Lieure in vicolo del Mortaro. Il primo vero film prodotto in Italia è La presa di Roma, del 1905, e la prima grande sala cinematografica è il Moderno, che apre in quel periodo in piazza dell’Esedra, a Roma.
Nel folto epistolario di Giacomo vi è traccia dei suoi interessi letterari e scientifici e delle numerose letture, oltre ad acute osservazioni sugli spettacoli e concerti ai quali ha assistito (2.4.5).
È un viaggiatore assiduo e curioso (2.4.6), e numerosi scatti fotografici lo ritraggono mentre si dedica all’escursionismo, al canottaggio, all’equitazione e all’alpinismo (2.4.7, 2.4.8, 2.4.9, 2.4.10, 2.4.11, 2.4.12, 2.4.12.1).
Giacomo Matteotti è insomma un giovane uomo brillante e cortese, che ama la vita e conduce un’esistenza attraversata da un vibrante attivismo, da una «fama d’azione» che diviene a volte ansia per il tempo che scorre inesorabile e che lo sprona a fare sempre di più. È una spinta che gli viene anche dall’amore per la velocità, così in linea con i tempi moderni e con quanto, anche in campo artistico, celebrano le avanguardie e prima tra tutte il movimento futurista di Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1914 prende la “licenza di guida”: la sua è la patente numero 18 rilasciata in provincia di Rovigo; possiede anche un’automobile, all’epoca un lusso per pochi.
È colto, di un’eleganza naturale e sobria, di bell’aspetto, ricco, poliglotta, amante dei viaggi e della buona compagnia. Il successo sembra venirgli incontro nella professione, nell’azione politica, nelle relazioni pubbliche e private (2.4.13).
Nell’estate del 1912 è a Boscolungo, sul monte Abetone, che già dalla fine Ottocento è frequentato da turisti e inizia a godere di buona fortuna anche all’estero. Vi si pratica ora lo sci e la località è riscoperta come luogo di villeggiatura sia estiva che invernale. Anche Giacomo Puccini vi acquista e ristruttura Villa Imperatori. È una località à la page, frequentata all’inizio del secolo dalla buona borghesia, da intellettuali e artisti (2.4.14).
All’uscita dal cinema, una sera, una folata di vento e il cappello di una ragazza vola. Giacomo lo raccoglie e glielo porge. Da quel momento le vite di Giacomo Matteotti e Velia Titta − il Giaki e il Chini, come presero affettuosamente a chiamarsi − saranno immediatamente, profondamente, inestricabilmente saldate fino alla morte.